Due progetti che disegnano la direzione della Fondazione: un luogo fisico dove i giovani possano crescere, e una pratica culturale per imparare ad attraversare insieme le grandi domande della vita.
Le comunità crescono quando offrono ai giovani non soltanto servizi, ma opportunità: spazi in cui sperimentare, costruire relazioni, scoprire ciò che sanno fare e sviluppare fiducia nelle proprie capacità. Da questa convinzione nasce Epicentro Giovani, il progetto più ambizioso nella storia della Fondazione.
Non un semplice spazio ricreativo, ma un presidio educativo e sociale per bambini, adolescenti e giovani tra i 6 e i 20 anni: un luogo dove incontrarsi, sviluppare competenze, coltivare passioni e immaginare il proprio futuro. Attraverso laboratori, attività culturali e percorsi educativi, il centro vuole accompagnare i ragazzi in una fase cruciale della loro vita, aiutandoli a costruire autonomia, autostima e capacità relazionali.
I giovani non sono un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare.
Il progetto è sviluppato nel territorio del VII Municipio di Roma insieme all'associazione Il Futuro è Ora ODV, mettendo in rete educatori, volontari, famiglie e comunità locale. Per la Fondazione, investire nei giovani significa investire nella capacità di una comunità di rigenerarsi: ogni ragazza e ogni ragazzo che trova spazio per esprimersi è una possibilità in più per il futuro di tutti.
ΠΑΘΕΙ ΜΑΘΟΣ — «imparare attraverso il dolore»
Una comunità che non sa abitare il tragico è ancora una comunità, o solo un'illusione ben organizzata? Oggi il dolore viene privatizzato, il conflitto neutralizzato, la colpa individualizzata. Ma una comunità che espelle il tragico non si libera dal conflitto: lo rende invisibile, e per questo più distruttivo.
Pathei Mathos nasce da una domanda semplice e radicale: cosa succederebbe se i cittadini di Roma reimparassero ad attraversare il dolore, invece di evitarlo? Il progetto restituisce la tragedia greca alla sua funzione originaria — non oggetto di studio, ma pratica collettiva di elaborazione e orientamento — trasformando la filosofia e il teatro tragico in strumenti di benessere individuale e comunitario.
Non esiste benessere senza elaborazione del tragico.
L'espressione, tratta dall'Agamennone di Eschilo, racchiude un'intuizione attualissima: non si cresce evitando il conflitto, la perdita o il limite umano, ma trovando il coraggio di comprenderli. È la concezione greca dell'eudaimonia — non l'assenza di dolore, ma la capacità di attraversarlo e dargli senso dentro la vita di una comunità.
Il progetto si articola in cinque cicli seminariali, ciascuno costruito attorno a una grande tragedia, che lavorano in parallelo nel territorio di Roma:
Accanto ai seminari, incontri aperti e gratuiti negli spazi pubblici della città — a partire dai Giardini di Piazza Vittorio — e uno sportello di ascolto filosofico ispirato alla pratica socratica della cura di sé. Tutto converge in un unico esito: il Manifesto del Ben-Essere Urbano, un documento co-prodotto dai cittadini che hanno attraversato insieme le cinque tragedie.
La responsabilità scientifica è affidata alla Dott.ssa Alessandra Filannino Indelicato.
Autoetnografie di docenti alle prime armi
La Fondazione Porfiri cerca 40 docenti alle prime armi — con uno a tre anni di esperienza, nelle scuole secondarie — e li invita a diventare ricercatori della propria esperienza. Per un anno, attraverso un diario autoetnografico digitale, la quotidianità dell'insegnare diventa materiale di ricerca e conoscenza condivisa.
Un modo per dare voce e dignità scientifica a chi entra oggi nella professione, e per capire davvero come si diventa insegnanti nella scuola italiana di oggi.
Ci sono momenti in cui tutto può ancora prendere direzioni diverse. Uno di questi è il passaggio dalla scuola superiore all'università: una soglia piena di possibilità, in cui una ragazza o un ragazzo decide chi vuole diventare. In Limine nasce per stare accanto ai giovani proprio in quel momento, e per dire loro una cosa semplice: il tuo desiderio di andare avanti conta, e c'è chi crede in te.
Il nome richiama la soglia. In limine, «sul confine», è quel luogo in cui si lascia ciò che si è stati per diventare ciò che si può essere. Per questo la Fondazione va oltre la borsa di studio: durante il primo anno affianca a ogni studente una figura di riferimento, capace di ascoltare, orientare e incoraggiare. Attivo dal 2021, In Limine viene riproposto ogni anno, accompagnando via via nuove ragazze e nuovi ragazzi in questo passaggio.
Il vero traguardo non è solo entrare all'università, ma sentirsi pienamente al proprio posto.
Una borsa di studio, incontri periodici, un accompagnamento reale: In Limine trasforma un sostegno economico in un percorso di crescita e protagonismo, perché nessun desiderio di andare avanti si fermi per mancanza di un'occasione — o di qualcuno che ci creda.
Impariamo attraversando, non aggirando.Pathei Mathos
Scrivici: siamo aperti a partnership con scuole, associazioni e istituzioni del territorio.