ΠΑΘΕΙ ΜΑΘΟΣ — «imparare attraverso il dolore». La tragedia greca come pratica di ben-essere comunitario.
Una comunità che non sa abitare il tragico è ancora una comunità, o solo un'illusione ben organizzata? Oggi il dolore viene privatizzato, il conflitto neutralizzato, la morte rimossa. Ma una comunità che espelle il tragico non si libera dal conflitto: lo rende invisibile, e per questo più distruttivo. Pathei Mathos nasce da questa consapevolezza, e da una domanda semplice e radicale: cosa succederebbe se i cittadini di Roma reimparassero ad attraversare il dolore, invece di evitarlo?
La tragedia greca nacque ad Atene, nel V secolo a.C., non come semplice spettacolo, ma come pratica pubblica in cui una città intera si riuniva per guardare in faccia il dolore, il conflitto, il limite umano. Era un rito civico e collettivo, non un'esperienza privata. Il progetto restituisce la tragedia a quella funzione originaria: non oggetto di studio, ma pratica di elaborazione e orientamento, aperta a chiunque e radicata nel territorio di Roma. In un tempo che il filosofo Byung-Chul Han descrive come «società palliativa» — dove la sofferenza viene sedata anziché attraversata — il pathei mathos di Eschilo si rivela uno strumento antico e sorprendentemente attuale.
Non esiste ben-essere senza elaborazione del tragico.
Il cuore del progetto è un cantiere filosofico: cinque cicli seminariali, ciascuno costruito attorno a una grande tragedia, che lavorano in parallelo nella città. Ogni ciclo è composto da quattro incontri settimanali da 3 ore, in gruppi di 10-15 persone. Le tragedie vengono lette e commentate nella traduzione di Angelo Tonelli (Bompiani).
Accanto ai seminari, incontri aperti e gratuiti negli spazi pubblici della città — a partire dai Giardini di Piazza Vittorio Emanuele — e uno sportello di ascolto filosofico (l'epimelùmenos, «colui che si prende cura»), ispirato alla pratica socratica della cura di sé. Non un servizio psicoterapeutico, ma uno spazio di ascolto e di pratica filosofica. Tutto converge in un unico esito condiviso: il Manifesto del Ben-Essere Urbano, co-prodotto dai cittadini che hanno attraversato insieme le cinque tragedie.
La responsabilità scientifica è della Dott.ssa Alessandra Filannino Indelicato. Le attività sono gratuite e aperte a persone di ogni età, provenienza e formazione.
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